Amerigo Varotti

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Direttore Confcommercio Pesaro e Urbino

«ANCHE L’EUROPA E’ CONTRARIA»

Il voto dei cittadini va sempre rispettato. E’ questa la frase del momento che circola nei talk show.
Secondo il Direttore Generale della Confcommercio di Pesaro e Urbino, Amerigo Varotti, qualche eccezione però si può fare. «Il compito di chi governa è anche quello –dice- di guidare i propri elettori verso pratiche positive, con consapevolezza». E cioè verso voti e scelte che portano davvero al bene comune.
«Oggi- spiega- se facessimo un referendum tra gli italiani chiedendo chi tra loro vuole smettere di pagare le tasse la risposta sarebbe ovvia. Ma questo non vuol dire che sarebbe anche quella giusta».
Il ragionamento non è un sasso lanciato nel vuoto, ma serve a commentare la nuova ripresa dei “moti” secessionisti presenti nel montefeltro.
Oppositore storico del passaggio in Romagna della Valmarecchia , la sua terra, Varotti rispolvera allora i perché del No. «Per motivi storici e territoriali non credo che Montecopiolo e Sassofeltrio abbiano da guadagnarci. Lo dico per l’unità del Montefeltro e per l’integrità delle valli del Foglia e del Conca».
Lei non vede proprio nessun vantaggio?
«No. Sanità e viabilità sono le due vere ragioni del malcontento. Detto questo la soluzione è l’interessamento della Provincia e della Regione Marche per migliorare le cose, non il trasloco da un territorio all’altro».
Interessamento che c’è o non c’è?
«A mio avviso che non c’é».
Non è bastata la lezione della Valmarecchia?
«Purtroppo no. Le zone interne sono ancora ai margini del dibattito».
In Emilia Romagna, è la speranza, le cose funzionano diversamente…
«Per piacere! L’esperienza ci ha insegnato che lì le politiche turistiche (e non solo) guardano solo a Rimini».
Fanno bene le Marche a non dare il loro parere?
«Sì, così tutto l’iter si blocca. Questo parere è obbligatorio ma non vincolante per cui va bene proseguire in questa direzione».
E quello che dice la gente non conta?
«Conta anche se la domanda può essere un’altra».
Quale?
«Non conta il regolamento che ci da l’Europa?».
Adesso che c’entra l’Europa?
«C’entra perché esiste una disposizione europea che è incompatibile con passaggio da un territorio all’altro così come è stato fatto e sottolinea un errore di forma».
Come fa a dirlo?
«Non lo dico io, lo dice l’Europa. Per questo tipo di referendum non è prevista solo la consultazione popolare di chi vuole il passaggio, ma bisogna chiedere che cosa ne pensano anche gli altri. In questo caso agli abitanti della Provincia di Pesaro e Urbino. Lei può confermare che questa regola è stata seguita? Non mi pare».

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